Il Teatro
DEL MONDO

In mezzo al mare, al solo cospetto di cielo e acqua, il Teatro del Mondo sembra un pezzo di città in attesa di ritrovare il suo posto; il pezzo di una città qualsiasi, di qualsiasi tempo e qualsiasi luogo. Attraccato a Punta della Dogana, però, il Teatro del Mondo non può che essere di Venezia, di Venezia e di nessun’altra, come un pezzo di puzzle che ha finalmente trovato il suo incastro.
Tra sogno e realtà. Aldo Rossi progetta e fa realizzare il Teatro del Mondo in occasione della mostra “Venezia e lo spazio scenico” ospitata da Palazzo Grassi nel 1979, per rimanere poi ormeggiato a Punta della Dogana fino all’anno successivo, anno della prima Biennale di Architettura, condotta dall’amico e collega Paolo Portoghesi. Il Teatro del Mondo sarà, infatti, una delle opere più memorabili di quella storica Biennale del 1980.
L'architetto ha carta bianca sul progetto e, poco tempo dopo aver ricevuto l’incarico, mostra i primi disegni all’amico. Schizzi tracciati su una carta giallognola, alcuni assonometrici e pieni di colore, altri bidimensionali e pieni di numeri. Schizzi che assomigliano più a disegni preparatori per un dipinto metafisico, proiezioni di un sogno su carta. Sono i numeri che riportano quella visione alla dimensione reale, numeri annotati sui lati a indicare altezze interne, proporzioni, larghezza delle sedute, numero di spettatori possibili.
“Non nascondo che quando andai a trovarlo per la prima volta a studio per vedere che cosa aveva progettato, rimasi molto perplesso e preoccupato, perché mentre io pensavo a un piccolo galleggiante con sopra una struttura architettonica, in realtà Aldo aveva in mente che per confrontarsi con la Punta della Dogana era necessario arrivare almeno a 20 metri e quindi aveva progettato un volume grandissimo, forse sproporzionato rispetto al galleggiante che noi avevamo a disposizione, che riempiva completamente e che poneva sicuramente dei problemi, non tanto al galleggiamento, quanto all’eventualità di una tempesta di vento.”
- Paolo Portoghesi
Dal documentario Aldo Rossi. Il Teatro del Mondo 1979-2004
Il teatro aveva una capienza di 200-250 persone, ma largamente superabile (fino a 400 persone).
Tipologicamente, unisce il sistema della gradinata a quello delle gallerie: le gradinate si affacciano su due lati del palcoscenico centrale mentre sopra si sviluppano tre ordini di gallerie.
Lo scetticismo dei colleghi si trasforma in meraviglia il giorno dell’inaugurazione, l’11 novembre 1979. A largo della laguna, nella nebbia, una macchia di colore rompe la monocromia del mare e del cielo. Un oggetto familiare, ma mai visto prima, si avvicina lento e inesorabile alla costa: come il protagonista di una processione religiosa, sfila glorioso davanti ai presenti per approdare, infine, a Punta della Dogana, tra il reale e l’immaginario.


Alto 25 metri in totale dal piano zattera alla bandiera, il teatro è composto da un corpo centrale costituito da un quadrato di lato 9,5 metri estruso per un’altezza di 11, sormontato da un volume a base ottagonale alto 6 metri e circondato da un terrazzo panoramico con vista sulla Dogana, su San Marco, sulla Giudecca e su San Giorgio. Due parallelepipedi, contenenti i corpi scala, svettano ai fianchi del corpo centrale, mentre una copertura piramidale, coronata in sommità da una sfera e da una bandiera, conclude la composizione.
Foto di Peter Christian Riemann, Fonte: Wikimedia Commons
Un’architettura per Venezia, un’architettura senza luogo. Alla base del progetto per il Teatro del Mondo ci sono diversi riferimenti a Venezia, alle sue tradizioni, alla sua storia, alla sua cultura: il riferimento, ad esempio, alle arene galleggianti che nel ‘500 animavano la Laguna in occasione delle feste tradizionali, oppure quello alle imbarcazioni tipiche e alle opere edilizie tradizionali, costruite storicamente in legno. Un’architettura, dunque, costruita apposta per Venezia, anzi, ancor più precisamente, per il punto preciso in cui lo stesso Aldo Rossi decise di posizionarla, Punta della Dogana: l’altezza, le proporzioni dei volumi e la sfera posta in sommità – simile a quella della dogana, ma più piccola – sono elementi precisamente studiati e progettati per ricercare una relazione e un equilibrio con il contesto.
Il Teatro del Mondo - Celebrazioni veneziane
Diversi dipinti ed incisioni mostrano come nel ‘500, durante le feste tradizionali veneziane come la famosa Festa della Sénsa, le celebrazioni si allargassero anche alle acque della laguna: arene galleggianti simili a tempietti greci vagavano per i canali ospitando esibizioni e spettacoli, così da soddisfare un pubblico più ampio.
“Ho disegnato un’architettura che mi è propria, ma che nel contempo è un’architettura analoga con una Venezia che è a sua volta una città analoga, città legata all’oriente e al settentrione, città di traffici, che importa ed esporta una sua immagine.”
- Aldo Rossi
Il Teatro del Mondo è metafora – analogia – di Venezia, che galleggia sull’acqua ed è “palcoscenico della calda vita” dei suoi abitanti; di una Venezia che è al contempo metafora – analogia – del Mondo, che galleggia nell’universo e non potrebbe esistere senza esso. Il Teatro del Mondo, come afferma lo stesso Aldo Rossi, è “un’architettura analoga”.
Nel progetto, oltre a Venezia, ritroviamo molto altro: la centralità del teatro anatomico di Padova, la forma esagonale del battistero, la copertura piramidale dei fari della costa del Maine, le nervature delle cappelle gotiche nei nodi dorati dei ponteggi usati come struttura, le finestre crociate tipiche del gallaratese, l’azzurro del cielo e del mare, i volumi semplici dei giochi per bambini. Riferimenti familiari e riconoscibili, simbolici, che permettono alle persone di riconoscervisi e all’architettura di trovare un nuovo e felice rapporto con ogni città che la ospita; riferimenti da ogni parte del mondo e da ogni epoca che la rendono un’architettura appartenente a nessun luogo e a nessun tempo, o forse ad ogni luogo e ad ogni tempo.
Ma il Teatro del Mondo è ancora di più. Si dice sia l’architettura manifesto di Aldo Rossi e lo credo anch’io: non solo troviamo le sue memorie, alcuni dei suoi riferimenti culturali e progettuali, ma anche le sue sensazioni, i suoi sentimenti, pezzi della sua anima. Il Teatro del Mondo è un gioco per bambini, allegro e spensierato; il Teatro del Mondo è un viaggiatore solitario, malinconico e incompreso. “Felice e infelice Teatro del Mondo”, lo chiama lui nel suo discorso di ringraziamento dopo aver vinto il premio Pritzker nel 1990.
Dieci anni dopo la pubblicazione del suo famoso saggio “L’architettura della città”, nel 1976 realizza insieme a Fabio Reinhart, Bruno Reichlin e Eraldo Consolascio in occasione della Biennale di Venezia del ’76, una tavola di 2 metri per 2 metri dal nome La città analoga. Un collage di oggetti, di forme, di immagini, di memorie, la rappresentazione di un metodo di progetto che trova nell’analogia il suo fondamento: ogni oggetto, ogni forma, ogni pezzo di città può diventare un simbolo e come tale accendere un’analogia e assumere così un altro significato.
Un’architettura in movimento, un’architettura viva. Anche quando attraccato a Punta della Dogana, il Teatro del Mondo è in movimento.
“Il teatro è come una nave e al suo interno lo spettacolo risente di questo essere su una nave. Ho assistito ad alcuni spettacoli e la cosa che più mi ha impressionato e che credo più sia stata raggiunta dall’architettura era questa unione tra lo spettacolo, il movimento dell’acqua e la visione di Venezia. Al passaggio di ogni vaporetto, il teatro oscillava in misura maggiore, al passaggio di ogni motoscafo la struttura del teatro vibrava ed era come essere nel centro, all’interno della balena, e quindi in uno spazio teatrale che aveva e ha un effetto particolarmente singolare.”
- Aldo Rossi
Nel 2004 il Teatro del Mondo fu ricostruito in occasione di Genova Capitale Europea della Cultura. Per farlo è stato necessario uno studio approfondito degli schizzi realizzati da Aldo Rossi nel 1979 e del materiale fotografico e video dell’epoca, per poter produrre gli elaborati esecutivi a cui affidare il cantiere. Aldo Rossi, infatti, non ha mai realizzato disegni definitivi e il primo Teatro del Mondo fu costruito seguendo i soli schizzi dell’architetto e le sue indicazioni sul sito.
Aldo Rossi progetta il Teatro come qualcosa di distaccato dall’imbarcazione che lo trasporta. Non cerca l’integrazione, la sintesi, ma al contrario la separazione: il Teatro del Mondo è un passeggero, ospite della chiatta l’Argentino, pronto a ripartire in ogni momento.
Rimane attraccato a Punta della Dogana, ospitando decine di eventi e spettacoli diversi, dall’11 novembre 1979 al 10 agosto 1980, giorno in cui inizia la sua epica traversata di 400 miglia alla volta del festival teatrale di Dubrovnik, in Croazia. Durante il viaggio a largo della costa dell’allora Jugoslavia, il teatro attracca in molti luoghi e accoglie centinaia di spettatori e decine di performance.
Al suo ritorno a Venezia, nel 1981, viene smantellato. Lasciava la laguna per l’ultima volta.
Tuttavia, nel 2004, per la mostra Arti & Architettura in occasione di Genova Capitale Europea della Cultura, il Teatro del Mondo viene ricostruito. Nonostante Aldo Rossi non avesse lasciato alcun disegno esecutivo, furono eseguiti numerosi studi su schizzi e fotografie d’epoca per ricostruire l’architettura il più fedele possibile a quella originale. Il teatro rimane attraccato nell’antico porto di Genova fino all’aprile 2005, quando viene di nuovo smontato.
Nella sua breve vita, il Teatro del Mondo è approdato a Venezia, a Parenzo, a Rovigno, a Osor, a Zara, a Nin, a Dubrovnik e, in una seconda vita, a Genova: in ognuna di queste città è arrivato e poi ripartito.
È forse proprio in questo movimento che risiede la sua forza. La forza dell’idea che sta nella sua immagine effimera, temporanea, e che lo mantiene vivo nei ricordi e nella Storia.

Foto di Peter Christian Riemann, Fonte: Wikimedia Commons
Tre consigli per proseguire il viaggio:
Aldo Rossi. Il Teatro del Mondo 1979-2004
Documentario a cura di Francesco Saverio Fera, regia di Dario Zanasi
Un'analisi profonda sul progetto, ricca di testimonianze di chi ha vissuto l'architettura e l'amicizia con Aldo Rossi.
Dall'archivio di Domus, la riflessione del grande critico e storico Manfredo Tafuri sul Teatro del Mondo, dopo la sua inaugurazione alla prima Biennale di Architettura.
Leggendo il giornale di bordo del viaggio da Venezia a Dubrovnik, si viene trasportati nell'atmosfera che ha accompagnato la compagnia di artisti del Teatro del Mondo in quell'incredibile tournée dell'agosto 1980.
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