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Hotel della città
GIO PONTI

Tra le facciate che compatte lambiscono Corso della Repubblica a Forlì, in un susseguirsi di stili e di epoche, un vuoto inaspettato racconta un altro pezzo di storia della città. Il fronte della via si interrompe, si apre in una piazza che porta lo sguardo oltre. Sullo sfondo, un'architettura leggera, sottile, fatta di linee e superfici, un oggetto dal rigore classico e dal respiro moderno. È l'Hotel della Città, progettato da Gio Ponti.

Leggere la storia. Corso della Repubblica a Forlì è uno di quei viali da percorrere a testa in su. Imboccando distrattamente il corso da Piazza Saffi, viene naturale scivolare dentro i porticati sul lato destro della strada. D'altronde ne vale la pena, anche solo per osservare da vicino i bellissimi cancelli della Cassa dei Risparmi di Forlì raffiguranti fiori e api stilizzate, realizzati su disegno dell'artista forlivese Francesco Olivucci tra il 1958 e il 1959.

Se però si decide di stare sul marciapiede sinistro e di alzare lo sguardo, ci si accorge di quanto questa strada sia straordinaria: eleganti palazzi d'epoca si affiancano a interventi decisamente più moderni, in un mix stilistico che un po' stupisce e un po' disorienta.

In Corso della Repubblica si legge la storia di Forlì.

Dal Palazzo del Merenda, costruito come ospedale della città nel 1722, al raffinato Palazzo della Banca d'Italia, realizzato all'inizio del XIX secolo su disegno dell'architetto Luigi Mirri, di cui ancora oggi possiamo ammirare la facciata originale; dalle signorili residenze di fine Ottocento alle espressioni del Ventennio fascista, come le due palazzine Bazzani-Benini che incorniciano l'ingresso del corso su Piazza della Vittoria, e l'ex Istituto nazionale fascista di previdenza sociale progettato da Cesare Valle, chiaro esempio di quel monumentalismo di regime tipico delle architetture di Piacentini.

Ma c'è un punto in cui questo fronte compatto, fatto di stili ed epoche diverse che accompagna il corso, si interrompe. Un giardino protetto da una cancellata bianca si fa spazio tra gli alti edifici, spezzandone la continuità: in fondo, l'Hotel della Città emerge eccentrico, attirando inevitabilmente lo sguardo.

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Cancelli della Cassa dei Risparmi di Forlì realizzati in ferro battuto, rame e bronzo su disegno dell'artista forlivese Francesco Olivucci tra il 1958 e il 1959. L'elegante motivo a fiori e api stilizzate è stato scelto perché simbolo di laboriosità e produttività.

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Due edifici di Corso della Repubblica, evidentemente appartenenti a correnti architettoniche e epoche ben diverse.

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L'edificio è stato costruito all'inizio dell'Ottocento ed acquistato dall'allora Banca Nazionale poco dopo l'Unità d'Italia nel 1868. Nonostante le varie ristrutturazioni che hanno trasformato l'interno, l'edificio conserva ancora la raffinata facciata originaria.

Un hotel per la città. Già dalla fine degli anni Trenta, l'amministrazione comunale sognava un "albergo della città" che, per una serie di questioni, non era mai riuscita a realizzare. Nel 1952 però, sull'onda del boom economico del dopoguerra, emanò finalmente un bando per la costruzione dell'ambito albergo, all'interno di un più ampio progetto per incentivare il turismo in città.

Nello stesso periodo, l'imprenditore e editore Aldo Garzanti, che ormai da anni viveva a Milano, aveva in mente un progetto per Forlì, sua città natale: rendere omaggio ai suoi genitori con la costruzione di una fondazione a loro intitolata, per ospitare artisti e letterati in difficoltà.

Una coincidenza che non poteva andare sprecata: l'amministrazione comunale offrì all'editore un'area della città per la costruzione del complesso, a patto che una parte venisse destinata a scopi ricettivi. E così l'accordo fu siglato.

A nome della Città, per la Sua generosa e nobilissima iniziativa, che ormai si avvia a decisa realizzazione, e che porterà tanto lustro e decoro a questa Sua Città. L'Amministrazione Comunale, per facilitare nel miglior modo l'iniziativa, mette sin d'ora a disposizione le aree comunali, compresa quella di fronte al circolo Mazzini, nel Corso della Repubblica, tra le quali Egli sceglierà la più idonea.

Missiva del Sindaco di Forlì all’editore Aldo Garzanti dell’11 marzo 1953.

Fonte: La Fondazione Garzanti a Forlì di Gio Ponti, di Ferruccio Canali.

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Individuazione del lotto destinato alla Fondazione Garzanti su Corso della Repubblica. Elaborazione di un'ortofoto della situazione odierna di Forlì (fonte: Bing Mappe)

Foto degli anni '30 di Piazzale della Vittoria e Corso della Repubblica.

Fonte: www.resistenzamappe.it

L'area scelta da Garzanti è proprio quella in Corso della Repubblica: un ampio lotto rimasto vuoto dagli anni Quaranta quando, dopo la demolizione di alcuni edifici storici per la costruzione di un complesso edilizio INCIS (Istituto Nazionale per le Case degli Impiegati Statali), i lavori vennero interrotti sul nascere a causa dello scoppio della guerra. Il luogo è perfetto: all'interno del centro storico, in posizione quasi baricentrica tra Piazza Saffi e Piazzale della Vittoria, ha il potenziale per diventare un nuovo punto di riferimento per la città.

Per la progettazione, Aldo Garzanti decide di rivolgersi a uno degli architetti che hanno fatto la storia dell'architettura italiana del Novecento: il milanese Giovanni Ponti, detto Gio.

 

L'iter progettuale è veloce. A pochi mesi dall'affidamento dell'incarico, già nel dicembre 1953 vengono presentate le prime proposte preliminari al Comune e nell'agosto dell'anno successivo viene inviata la domanda per ottenere la licenza di costruire. Il progetto definitivo è firmato dall'architetto Gio Ponti, dall'ingegnere Pietro Giulio Bosisio, dall'ingegnere Antonio Fornaroli e dall'architetto Alberto Rosselli.

Intanto, il 27 gennaio 1954 viene pubblicata su "L'Avvenire d'Italia" una descrizione dell'opera accompagnata dall'immagine di uno schizzo non molto diverso da quello che sarà realizzato.

Il fabbricato destinato a Pensionato comprenderà 5 piani fuori terra, oltre il piano rialzato, con un'altezza di 23.55 metri ed un complesso di 25 camere comprendenti bagno e servizi. Al pianterreno un grande salone destinato al soggiorno e alle eventuali riunioni nonché una sala biblioteca. Il Pensionato sarà collegato all'albergo mediante il ristorante. L'Albergo comprenderà tre piani per un totale di trenta camere... Entrambe le costruzioni avranno una cubatura di 19 mila metri. Tutto intorno ad esse sorgerà un suggestivo parco con giardini, aiuole e un laghetto.

L’Avvenire d’Italia del 27 gennaio 1954. Fonte: La Fondazione Garzanti a Forlì di Gio Ponti, di Ferruccio Canali.

Nel febbraio 1955 iniziano i lavori per la realizzazione della Fondazione Garzanti.

Il complesso si articola in due edifici principali: l'albergo della città e il Pensionato Artisti, affiancati da alcuni volumi secondari dedicati alle attività commerciali e ai servizi.

L'albergo si sviluppa come un corpo longitudinale che definisce l'intero fronte su Via Alessandro Forti, stabilendo un dialogo diretto con il tessuto urbano circostante. Nella testata del volume affacciata su Corso della Repubblica si inserisce un corpo più basso dedicato ai negozi che, insieme a un secondo piccolo volume posto specularmente all'angolo sud-est del lotto – anch'esso destinato a funzioni commerciali – definisce il fronte pubblico su strada, configurando l'ingresso alla piazza-giardino come una naturale prosecuzione dello spazio pubblico.

Sullo sfondo della piazza emerge il Pensionato, elemento verticale e fulcro visivo dell'intero intervento: un parallelepipedo regolare in cui si innestano, da un lato, il corpo degli impianti di risalita e, dall'altro, il volume a due piani del ristorante, che funge da elemento di connessione tra le due parti del complesso.

Il cantiere procede bene e finalmente, il 12 ottobre 1957, Aldo Garzanti inaugura la sua Fondazione.

Questa è la casa dove potrete lavorare così come il vostro spirito vuole: per il domani di voi giovani e di voi anziani, che avete ancora grandi offerte dello spirito da consegnare al vostro sogno e alla società.

Aldo Garzanti nel giorno dell’inaugurazione. Fonte: La Fondazione Garzanti a Forlì di Gio Ponti, di Ferruccio Canali.

Il centro di ospitalità per gli artisti, purtroppo, rimane attivo solo pochi anni per poi essere convertito in albergo. L'intero complesso resta aperto fino al 2015, anno in cui viene chiuso definitivamente, in attesa di un nuovo progetto di riutilizzo.

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Modello del progetto per la Fondazione.

Fonte:www.censimentoarchitetturecontemporanee.cultura.gov.it

Leggerezza e plasticità. La disposizione dell'edificio principale del complesso in posizione arretrata rispetto al fronte stradale permette di apprezzarne la composizione formale nella sua interezza e in ogni dettaglio. Le grandi aperture che si ripetono ordinate sulla facciata svuotano il volume e donano ritmo e leggerezza all'insieme, una leggerezza accentuata dai chiaroscuri creati dagli angoli svuotati tra i fronti e dal tetto sottile e aggettante.

Un'architettura di superfici, di piani che si piegano e si accostano senza toccarsi, per racchiudere spazi ma mai volumi.

Ritroviamo la stessa leggerezza nel corpo dell'albergo, dove le aperture "a scacchiera" smaterializzano il fronte sulla corte, mentre lunghe finestre a nastro dal profilo rastremato incidono il volume pieno su Via Forti. Le diverse tipologie di aperture che caratterizzano ogni fronte del complesso sono espressione della diversità delle funzioni interne: le finestre alte e strette illuminano le camere, mentre quelle a nastro accompagnano i corridoi di distribuzione.

Una leggerezza plastica permea tutto il complesso, figlia di quella ricerca che Gio Ponti porta avanti fin dagli esordi della sua carriera e che proprio negli anni della progettazione della Fondazione Garzanti sfocia nella sua poetica più matura. Qualche anno dopo, questa stessa sensibilità lo porterà a progettare architetture come il Grattacielo Pirelli e la Cattedrale di Taranto – strutture dalle grandi dimensioni ma visivamente esili, leggere – e pezzi di design come la sua iconica sedia Superleggera, quasi un archetipo della seduta – essenziale, sottile, delicata.

Di notte, il complesso raggiunge il massimo della sua espressione formale: le vetrate che di giorno alleggeriscono i volumi, di notte si accendono e amplificano lo svuotamento e la smaterializzazione dei volumi, sottolineando il distacco delle superfici che li compongono. Nella Fondazione il pattern creato dalle aperture e dai pilastri a clessidra viene enfatizzato dalla luce, che trasforma l'edificio in una lanterna urbana, rafforzandone il ruolo di landmark cittadino. Nell'albergo invece, le lunghe e strette aperture, con la loro forma rastremata, sembrano squarci di lama nel volume intonacato, compatto e robusto.

La luce simula forme, annulla certe percezioni di dimensioni e distanze perchè non ha profondità, spacca in due certe unità creando aspetti illusivi, annulla e trasforma pesi, so-stanza, volumi, modifica proporzioni: la luce che un tempo era solo una fiamma e doveva essere isolata, a sè, per non bruciare, ora corre «dove noi vogliamo»
- Gio Ponti

Estratto da Amate l’architettura, di Gio Ponti, 1957 (p. 211)

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Foto odierna dell'edificio originariamente dedicato agli alloggi per gli artisti visto da Corso della Repubblica.

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Foto odierna dell'edificio originariamente dedicato all'albergo che definisce il fronte di Via Fortis e affaccia in testata su Corso della Repubblica.

Un diamante di Gio Ponti. L'elemento che salta subito all'occhio quando si incontra l'Hotel della Città è sicuramente la finestra di forma esagonale che caratterizza i due fronti principali della torre. Una forma semplice ma curiosa, anomala, che si ripete con scansioni ordinate e regolari donando ritmo e leggerezza alla facciata. Un diamante stilizzato: una scelta, si direbbe, inusuale, ma non se si conosce l'autore di quel gesto.

Ponti, infatti, ha quasi un'ossessione per la forma diamantata: ritorna non solo nelle sue architetture, ma nei motivi da lui realizzati per ceramiche e rivestimenti, nei suoi pezzi di arredo – come la Poltrona Distex n. 807 realizzata per Cassina – e persino nei suoi progetti di industrial design, tra i quali spicca quello per la Fiat 1400 del 1952, da lui chiamata proprio "Diamante".

Alla forma diamantata Gio Ponti affiderà anche il suo progetto più importante e famoso, il Grattacielo Pirelli di Milano, realizzato tra il 1956 e il 1960: l'edificio, uno dei più alti d'Europa al momento della sua costruzione, insiste su una pianta esagonale, trasformando la pesantezza di un parallelepipedo a base rettangolare nella leggerezza di una forma che ricorda quella di un diamante.

Questa forma, in varie versioni e sfaccettature, compare nelle opere di Gio Ponti fin dagli anni Trenta, ma è dalla seconda metà degli anni Quaranta che diventa quasi una costante, ovvero dalla pubblicazione del suo celebre saggio "L'architettura è un cristallo" nel 1945. Titolo che diventerà la sua massima per esprimere l'idea che la forma finita, come quella del cristallo in natura – il diamante – è l'unica architettura corretta: un'architettura semplice, asciutta, senza fronzoli e ornamenti inutili, e soprattutto leggera. Ma al contempo anche armoniosa, bella, preziosa nel significato.

Si dice che l'architetto milanese sia passato dal cantiere della Fondazione Garzanti soltanto una volta, senza peraltro trovarvi nessuno, ma nonostante questo è un progetto riuscito e rappresentativo di quell'idea di architettura cara al maestro.

Oggi l'Hotel della Città è ancora chiuso, in attesa. Ma qualcosa si sta muovendo: la scorsa estate la piazza ha riaperto per ospitare eventi, rinominata affettuosamente Giardino Gio in onore dell'architetto, e si parla di una trasformazione in studentato per l'Università. Il diamante di Ponti potrebbe presto tornare a splendere, restituendo alla città quel luogo di incontro e cultura che Aldo Garzanti aveva immaginato settant'anni fa. Qualunque sia il suo futuro, resta un'architettura che merita di essere riscoperta, vissuta, celebrata per quello che rappresenta nella storia della città e dell'architettura italiana.

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Tre consigli per proseguire il viaggio: 

Archivio gio Ponti

 

Il materiale sulla Fondazione dell’Archivio Gio Ponti, che comprende foto d’epoca, disegni e anche rappresentazione del modellino in cui si può ammirare l’effetto del complesso con l’illuminaizone notturna

La «Fondazione Garzanti»

a Forlì di Giò Ponti

 

Un’«architettura di luce» per l’Arte italiana degli anni Cinquanta (1953-1957), di Canali, Ferruccio.
Un’analisi curata e approfondita accompagnata da diversi estratti da documenti storici

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